La storia di una saga
I Transformers non sono nati come un'idea singola, ma come la fusione di due tradizioni di giocattoli. Per capirne le origini bisogna guardare al Giappone dei primi anni Ottanta, quando l'azienda Takara aveva sul mercato due linee distinte di robot trasformabili: Diaclone (1980) e Microman: Micro Change (1983). I primi erano veicoli che si convertivano in giganti meccanici pilotati da minuscole figure umane; i secondi erano oggetti di uso quotidiano — pistole, mangianastri, microscopi, fotocamere — che diventavano robot.
1983 — Il colpo di fulmine al Tokyo Toy Show
Nel giugno del 1983, alcuni dirigenti della Hasbro, allora azienda americana di medie dimensioni, visitarono il Tokyo Toy Show in cerca di prodotti da importare in Nord America. Allo stand di Takara videro Diaclone e Micro Change e ne acquistarono i diritti, decidendo però di unificarli sotto un unico marchio per non confondere il mercato. L'accordo fu siglato il 1° novembre 1983.
Hasbro non voleva vendere semplici giocattoli importati: voleva una storia. Si rivolse alla Marvel Comics, con cui aveva già lavorato per i G.I. Joe. Il direttore editoriale Jim Shooter abbozzò il concept fondamentale — due fazioni di robot alieni in guerra, gli eroici Autobot e i malvagi Decepticon — e affidò la creazione dei nomi a Dennis O'Neil, autore che inventò il celebre "Optimus Prime" ma il cui lavoro complessivo non convinse Hasbro. Il compito fu allora dato a Bob Budiansky, che in un solo weekend riscrisse l'intero roster di nomi e profili. Quei profili sarebbero diventati, di fatto, la "Bibbia" di tutto il franchise.
1984 — L'esplosione
Il marketing della Hasbro definì il nuovo brand "Transformers", slogan ufficiale: "More than meets the eye" ("Più di quanto non sembri"). I giocattoli arrivarono nei negozi statunitensi nel maggio 1984. Il fumetto Marvel uscì lo stesso mese. La miniserie animata in 3 puntate esordì in syndication il 17 settembre 1984, intitolata "More Than Meets the Eye", e raccontava lo schianto delle due fazioni sulla Terra dopo quattro milioni di anni di sonno.
Il successo fu travolgente. Entro luglio 1984 Hasbro aveva già spedito 3 milioni di unità e raccolto oltre 100 milioni di dollari di pre-ordini. Nel Natale dello stesso anno si registrarono risse nei negozi per accaparrarsi i pezzi più rari. Takara cancellò Diaclone e Micro Change e dirottò la propria produzione verso Transformers anche sul mercato giapponese.
L'ingegneria del giocattolo
I primi Transformers G1 erano oggetti meccanicamente sorprendenti per l'epoca: combinazioni di plastica e die-cast metal (parti in metallo pressofuso) con gomme di gomma vera, snodi che permettevano la trasformazione e — dal 1985 — il famoso rubsign, un piccolo adesivo termosensibile che, sfregato, rivelava il simbolo di fazione del personaggio. Il rubsign fu un'astuta mossa anti-contraffazione: solo i "veri" Transformers Hasbro lo possedevano. Limite tecnologico dell'epoca: nessuno dei robot del 1984 aveva articolazioni alle ginocchia.
L'anima giapponese del design
Molte delle forme robotiche più iconiche di G1 furono disegnate da ShÅji Kawamori, lo stesso creatore di Macross (in Italia conosciuto attraverso Robotech). Altri stampi vennero acquistati da aziende terze: il jet Jetfire, ad esempio, era originariamente un Valkyrie di Macross prodotto da Bandai — motivo per cui non poté quasi mai apparire nel cartone animato giapponese, dove avrebbe pubblicizzato un concorrente di Takara.
1985 — L'espansione e i sottogruppi
La seconda annata raddoppiò la produzione. Furono introdotti i Constructicon (sei robot edili che si combinavano in Devastator), gli Insecticon e i Dinobot. Quest'ultima squadra, in particolare, di robot-dinosauri, divenne istantaneamente leggendaria. Il cartone si espanse in una seconda stagione di 49 episodi.
1986 — L'anno del film
Il 4 agosto 1986 uscì nelle sale americane The Transformers: The Movie, lungometraggio animato co-prodotto da Toei Animation, con un budget di circa 6 milioni di dollari. Diretto da Nelson Shin, scritto da Ron Friedman, presentava un cast vocale di prima grandezza: Orson Welles (Unicron), Leonard Nimoy (Galvatron), Eric Idle (Wreck-Gar), Judd Nelson (Hot Rod/Rodimus), Robert Stack (Ultra Magnus). Il film fu un trauma collettivo per i bambini dell'epoca: nei primi venti minuti morivano Optimus Prime e numerosi altri eroi storici, in una sequenza che rimase impressa nella memoria di una generazione. La motivazione era brutalmente commerciale: liberare lo scaffale dai modellini del 1984-85 per far spazio ai nuovi.
L'inizio della parabola discendente
Il film non sfondò al botteghino. La terza stagione (1986-87) — chiamata Transformers 2010 in Giappone — spostò l'azione nel futuro e introdusse nuovi gimmick: Headmaster, Targetmaster, Pretender, Action Master. Le vendite, però, calavano: la formula iniziava a logorarsi e arrivavano nuove mode (le Tartarughe Ninja, in particolare). La quarta "stagione" americana fu di fatto una miniserie in tre episodi, The Rebirth, che si concluse con il ritorno di Optimus Prime e la fine ufficiale della Generation 1 statunitense nel 1990-91.
Mentre il Giappone continuava da solo
Takara, che aveva sempre avuto autonomia editoriale, non importò The Rebirth. Al suo posto produsse una serie di sequel animati indipendenti: The Headmasters (1987), Super-God Masterforce (1988), Victory (1989) e l'OAV Zone (1990). Per i fan giapponesi, la storia di G1 continuava.
Generation 1: un nome retroattivo
Curiosamente, il termine "Generation 1" non esisteva all'inizio. Fu coniato dai fan nel 1992, quando uscì la nuova linea Transformers: Generation 2: occorreva un modo per distinguere il vecchio dal nuovo. Hasbro adottò ufficialmente il termine solo in seguito.
Italia: il nome è "Commander"
In Italia i Transformers arrivarono nell'ottobre 1985 sulle reti locali del circuito Euro TV, per poi approdare su Italia 1. L'edizione italiana adattò liberamente i nomi: gli Autobot diventarono Autorobot, i Decepticon Distructor, e Optimus Prime fu ribattezzato Commander — un nome rimasto nella memoria di tutti gli appassionati italiani. Lo stesso destino toccò a Bumblebee (Maggiolino), Soundwave (Memor), Starscream (Astrum) e a decine di altri. Si trattava di una pratica diffusa nel doppiaggio italiano degli anni '80, pensata per rendere i nomi stranieri più accessibili ai bambini.
Alcune confezioni vendute in Italia, distribuite dalla GiG, riportavano i nomi italianizzati direttamente sul packaging. Nel 2008, la riedizione DVD a cura di Medianatwork Communication propose un nuovo doppiaggio diretto da Mauro Cipriani che ripristinava i nomi originali americani — operazione amata dai puristi e detestata dai nostalgici.
"Niente è più potente, in un giocattolo, della storia che lo accompagna."
— Filosofia non dichiarata della Hasbro, 1984
Le tappe principali
Takara lancia in Giappone la linea Diaclone: veicoli trasformabili in mecha, pilotati da figure umane in scala.
Al Tokyo Toy Show, dirigenti Hasbro rimangono affascinati da Diaclone e Micro Change. Ne acquistano i diritti il 1° novembre 1983.
I primi Transformers arrivano nei negozi americani. Esce il fumetto Marvel scritto da Bob Budiansky.
Debutta in TV il pilot "More Than Meets the Eye". Stessa settimana di lancio della seconda stagione della serie animata.
Lancio dei Dinobot, Insecticon, Constructicon. Introduzione del rubsign anti-contraffazione. Espansione internazionale.
I Transformers debuttano in Italia sui circuiti Euro TV, distribuiti dalla GiG con doppiaggio italianizzato.
Esce nelle sale The Transformers: The Movie. Muoiono Optimus Prime e gran parte dei personaggi storici. Orson Welles presta la voce a Unicron in quello che sarà il suo ultimo ruolo.
Va in onda l'ultimo episodio della serie americana ("The Rebirth, Part 3"). Fine della parabola televisiva G1 USA.
Il Giappone prosegue da solo con The Headmasters, Masterforce, Victory, Zone. Il franchise non si ferma.
Hasbro chiude la linea G1 con i Micromaster. Il marchio entra in pausa fino al rilancio con Generation 2 nel 1992.
In Italia esce il box DVD con un nuovo doppiaggio diretto da Mauro Cipriani: i nomi originali americani sostituiscono quelli storici italianizzati.
Hasbro celebra i 40 anni del franchise con un evento speciale al cinema, proiettando i primi quattro episodi della serie animata originale.